Vagabond Reporters International

SIRIA, l'asse del male

Reportage e foto di Luca Montignani

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“A certe cose non ci si potrà mai abituare, semplicemente ci si rassegna”

…quante volte mi sono sentito ripetere queste parole. Ogni volta cerco, forse più per me stesso che per gli altri, di convincere, famiglia in primis, che certe situazioni, e gli eventi relazionati ad esse, bisogna accettarli. Chi ama poi lo fa. Ma ho imparato che non si accetterà per abitudine, ma per rassegnazione, se questo deve essere.

E così, questa frase, sempre accompagna le mie telefonate pre-partenza. Ma almeno, dopo anni anche i più preoccupati e facilmente suggestionabili un po’ di fiducia me la concedono, ma l’avvicinarsi del giorno del decollo agita le acque attorno a me, specialmente quando l’atterraggio è previsto in uno di quei paesi che oggi è ai primi posti nella lista del famigerato Asse del Male…

 

Asse del Male. Certo le parole hanno un effetto importante. Quasi spaventoso.

     

La poderosa macchina propagandistica statunitense ha lavorato a ritmi serrati in campo internazionale

negli ultimi anni. Non che prima la situazione fosse molto diversa, ma l’undici settembre ha, secondo la visione più puramente conservatrice, dato ogni diritto legale e sociale agli U.S.A. di poter giudicare, spiare ed eventualmente aggredire chiunque fosse potenzialmente legato ad una delle culture millenarie più importanti sulla faccia della Terra. Senza considerare che la secolare società islamica ben poco ha a che vedere con gesti sconsiderati di singoli individui. Cosa che poi succede con anche più frequenza nella “nostra” parte di pianeta.

Non scopro io la direzione che il mondo occidentale ha deciso di seguire dopo gli attacchi alle torri gemelle. Ma rimango sempre sorpreso della facilità con cui una buona strategia riesca a confondere e, visti i risultati, soffocare quelle che dovrebbero essere le principali caratteristiche dell’uomo, non solo moderno: la curiosità e la necessità di sapere la verità.

 

Non servono grandi personaggi ne grandi menti. Non servono supereroi ne persone dotate di speciali capacità e virtù. Credo basti un po’ di amor proprio condito da curiosità, il tutto in un cervello non forzatamente dotato, ma ancora abbastanza libero per pensare autonomamente e non a seconda di dove decide di fermarsi il telecomando…

 

Tranquillizzato chi di dovere, sorvolo in poche ore millenni di storia e culture per approdare in quella che viene considerata la città continuamente abitata (ca. 5000 anni…) più vecchia del mondo. Anche se, come nelle chiese cristiane dove un po’ tutte hanno il leggendario calice in cui bevve Cristo durante l’ultima cena, in medio oriente altre decine di città hanno la stessa pretesa della capitale siriana…


 

Noto ancora una volta che il velo di ignoranza che poggia soave sopra la realtà poche volte rende possibile una vera giustizia. Vendono il poter entrare in Siria spesso come un’impresa complicata per il fatto che bisogna ottenere un visto prima di arrivare. Nulla di più facile. Esperienza molto più facile e piacevole di dover entrare in altri paesi “amici”, con un passaporto “amico” e, giusto perché siamo amici, registrando impronte digitali accompagnate da foto. Mi chiedo quindi: qual è il vero paese aperto al mondo?!?

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(Aleppo – Vista della città dalla cittadella)

 

Appena respiro a pieni polmoni, uscito dall’aeroporto, mi è facile ricordare perché tanto adoro questa parte di mondo. La sua aria, non sicuramente per la qualità in se, è un garbuglio di odori che vanno dal cibo, di ogni tipo e onnipresente ad ogni angolo di strada, alla benzina meno raffinata che si possa incontrare. Il tutto scaldato da un sole cocente e dal calore della gente, che ovunque appare e si perde..

Questo mix, talmente forte e marcato non lascia mai indifferenti: o si odia o si ama.

Dal momento poi che si mette piede in medio oriente, dall’Oman alla Siria, dall’Egitto all’Iran, incomincia una contrattazione continua su qualsiasi cosa abbia come fine la cessione di denaro a cambio di una prestazione o oggetto materiale. Sembra che da queste parti nulla abbia mai il prezzo che appare e per i primi dieci minuti è un dovere sociale il fare una controproposta a ciò che si ha ascoltato. Bisogna ammettere che al principio è un po’ snervante anche se poi, una volta entrati nel gioco il tutto quasi diventa automatico e ci ritroviamo anche noi ad essere giocatori…ma pensandoci bene si realizza poi che ci sono atteggiamenti e costumi molto più snervanti. In medio oriente come nel nostro perfetto occidente. Così che si comincia a dare a questa pratica il suo giusto peso.

 

Eccola. Damasco. Solo il nome è capace di risvegliare la voglia di ascoltare storie e leggende del passato. Città capace di essere sempre al centro della scena, non importa durante quale secolo, Damasco ha sempre avuto la capacità di far parlare di se e di essere teatro di innumerevoli accadimenti.

Dalle prime civiltà ai greci e romani. Capitale dell’impero islamico e punto di mira dei crociati, passando poi per gli ottomani ed i francesi..

..la capitale siriana è una di quelle ineguagliabili città comparabili ad un libro, capace di contenere le storie più antiche ed affascinanti, un libro da sfogliare girovagando per le sue brulicanti strade.

Sottrarre lo sguardo da tali meraviglie è compito arduo. Aver voglia di non far altro che contemplare la meravigliosa moschea, capace di trasudare storia e splendore in ogni suo angolo è quasi impossibile … ma altre meraviglie accarezzano l’anima del visitatore in Siria: ciò che di fatto compone il paese. Il sangue di questa terra. La gente.

Il mio intento è come sempre quello di apprendere il più possibile. Guardando. Parlando. Ed ascoltando.

E come sempre grande fonte di notizie ed informazioni è la figura onnipresente del taxista. Non esiste città al mondo dove non si trovino piccioni, gatti e … e taxisti! Una specie di parrucchiera delle strade per quanto riguarda gli argomenti e le varianti di conversazioni possibili. Un vero e proprio telegiornale on the road … E così anche in Siria i primi contatti prendono forma in questa maniera …

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(Damasco – Cortile della grande Moschea degli Ommaidi)

 

Complicato è quando si entra in una sorta di confidenza internazionale. Il sapere il proprio interlocutore venire da lontano fa si che sia più facile sfogare, per chi vive realtà più dure, ciò che a volte rimane nascosto per lungo tempo. Interessante, ma complicato perché mantenere una conversazione di questo tipo su precisi binari costa fatica.

Il “mio” tassista è un uomo colto e piacevole. Si nota subito in lui un’educazione particolare. Parlando non ci metto molto a scoprire che quello del taxista è solo un lavoro extra per arrotondare a fine mese. L’impiego principale di Hassan è l’anestesista. Già, una delle persone chiave durante qualsiasi intervento chirurgico.  Anestesista di giorno per $400 al mese (400 e non 200 perché lui è un dottore conosciuto ed affermato..) e, non essendo abbastanza per poter sfamare una famiglia di 6 persone, taxista colto per la notte…ma qui, fuori dal nostro falso piccolo mondo perfetto, le ingiustizie sociali di questo genere sorpassano di gran lunga la fantasia…

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(Damasco – Scorcio strada città antica)

 

Il viaggio in questo affascinante paese mi porterà a scoprire alcune meraviglie storiche ed architettoniche senza eguali. Il più bel castello del periodo delle crociate in tutto il medio oriente (non solo secondo il mio giudizio ma anche secondo quello più autorevole di Lawrance d’Arabia …): Crac des Chevaliers. Assolutamente unico sotto ogni punto di vista: conservazione, storia, architettura ed importanza strategica.

Gli immensi mulini di Hama e la loro straordinaria tecnologia per il periodo in cui furono costruiti, e la seconda città del paese, ma vero cuore economico della Siria: Aleppo.

Città caotica, cosmopolita, trafficata ma affascinante groviglio di etnie. Siriani, arabi di tutta la penisola, turchi, curdi ed uomini e donne originari delle vecchie repubbliche dell’ormai scomparsa U.R.S.S.

…una città dove l’economia la fa da padrona e dove il caos confonde una differenza sociale più profonda che in altre parti del paese…

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(Hama – Mulino in legno)

 

Anche se spesso le esperienze vissute quando si viaggia in paesi di questo genere sorpassano di gran lunga, come detto prima, le aspettative, non si può nascondere che sempre si parte con un qualche sogno: visitare, toccare e respirare un luogo particolare. Essere pervasi dalla sua atmosfera. Ed in Siria non poteva che essere Palmira.

Palmira. Dio mio quante volte, dai libri di scuola alle enciclopedie, ho accarezzato le foto di quelle rovine così silenziose avvolte dal fascino del loro color rosso, ancora più intenso al levar e calar del sole. Ogni volta che le vedevo in un qualsiasi libro potevo chiudere gli occhi e sentire ancora i passi ed il ritmo dei cammelli attraversare il cardo della città …

… i 43 gradi che ci accolgono alle 11 del mattino non spaventano. Affaticano, certo, ma l’emozione prevale sempre … e non poteva essere in altro luogo dove anche gli incontri umani sarebbero stati indimenticabili.

Palmira, città nuova e rovine, sono isolate nel bel mezzo del deserto. Oasi in direzione dell’Eufrate, qui la vita scorre secondo i suoi blandi ritmi e la gente, anche se ad un ritmo soporifero, da secoli è abituata alla presenza di stranieri e pronta a confrontarsi con essi. Ed, una volta trovata una stanza con rigorosa vista sulle rovine della città antica (passerò ore ed ore a contemplarle dalla mia piccola finestra …) cerco di scoprire subito l’aria che si respira in questo luogo incantato un po’ fuori dal mondo …

 

 

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(Palmira – Tempio di Baalbek – Particolare)

 

L’alberghetto è ovviamente gestito da un’unica immensa famiglia di origine beduina. Entrati in confidenza grazie all’internazionale lingua del calcio, del mio essere italiano e della casualità dei campionati europei, veniamo invitati a casa di uno dei tanti cugini della famiglia per poter assistere all’incontro di calcio Italia-Spagna. Ed è li che l’esperienza vissuta sorpassa di gran lunga le aspettative: veniamo trattati come e veri propri dignitari o ambasciatori di epoche lontane in visita alla città. Ci viene offerto ogni tipo di cibo, dalla frutta ai dolci tipici, fumiamo insieme l’onnipresente shisha,  beviamo litri di the fumante e veniamo letteralmente sommersi da regali, in particolare quadri fatti  a mano dagli alunni a cui insegna la dolce moglie e vera padrona di casa…Resistere  nell’affrontare discorsi politici e sociali quando si ha l’opportunità di trovarsi in un paese come la Siria ed in compagnia di persone tanto straordinarie , che oltre a far parte del famigerato asse del male confina con paesi oggigiorno sulla bocca di tutti come Iraq, Libano ed Israele, è praticamente impossibile.

Bastano 2 minuti per entrare in confidenza, ed un bambino di non più di 6 anni vestito da soldato per indirizzare il discorso sulla situazione del paese. Sia dal punto di vista politico che sociale. Specialmente nei rapporti con Israele e con i paesi arabi limitrofi. Ciò che subito si fa chiaro è l’appoggio totale ed incondizionato alla politica del presidente Bashar al-Assad per quel che riguarda la situazione Israeliana: la Siria, dai tempi della guerra dei 6 giorni del lontano 1967 è in perenne scontro diplomatico e militare con il paese vicino. Ritenendosi un possibile bersaglio in ogni momento, e visto i precedenti non si può dargli torto,  le spese destinate all’esercito ed alla difesa militare del paese sono enormi. Proporzionalmente alle entrate dello stato qualcosa di quasi insostenibile, togliendo importanti risorse allo sviluppo del paese e soprattutto alle migliorie delle condizioni sociali e di vita del popolo Siriano. I Siriani si accorgono, vivendolo sulla propria pelle, della difficoltà della situazione, ma ancora con il fresco ricordo dell’invasione delle valli del Golan o con le difficoltà vissute in conseguenza dei più di tre milioni di palestinesi arrivati come rifugiati (oggi la maggior parte di essi sono pienamente integrati nel tessuto sociale del paese, ma, grazie alla seconda guerra del golfo, ora è il momento dei profughi iracheni…) la paura e la rabbia fanno si che appoggino le politiche, comunque discutibili sotto molti punti di vista, del loro presidente. Loro vedono il proprio mandatario politico come uno dei pochi capi di stato della regione ad non aver mai venduto ne le proprie idee e convinzioni, ne il proprio paese alle pressioni occidentali e in particolare statunitensi. Questo ha in parte fatto si che la Siria finisse sulla lista nera del mondo.

Non tutto ciò di cui tranquillamente parliamo mi incontra comunque d’accordo. Forse un po’ troppo severi, sicuramente esageratamente in favore di Saddam Hussein (non hanno idea di ciò che accadde nella parte settentrionale del paese nei primi anni ’80…) ma comunque profondamente umani.

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(Mosche di Aleppo – Zona riposo per poveri e vagabondi)

 

I Siriani sanno ben distinguere tra classe politica americana ed occidentale ed i rispettivi popoli e gente comune. A differenza nostra non generalizzano mai. Non condividono nulla con il governo americano, ma non con gli americani. Non vogliono più sentir parlare di politici inglesi


 

ne francesi, ma sempre accolgono a braccia aperte i loro popoli. Insomma, un’altra grande lezione di vita, dignità e apertura sociale. La discussione procede lenta, piacevole, interrotta solo da boccate avide per gustare il tabacco alla mela che si fuma con lo shisha o per sorseggiare il loro buon the. La pelle d’oca mi assale ogni volta che volto lo sguardo e mi rendo conto di dove sono. Ospite di una moderna famiglia di beduini, vero ospite, trattato come mai prima d’ora e testimone di anime che liberamente esprimono i loro sentimenti, idee ed emozioni…l’Italia perderà poi ai rigori, ma mai sconfitta sportiva è stata più dolce e piacevole…

 

Torno a casa integro fisicamente ed ancora una volta cresciuto umanamente. Un altro viaggio in uno dei paesi del terrore è andato a buon fine. Paese del terrore. Una frase che così poco si addice alla realtà di uno stato, poche volte avevo avuto la sfortuna di sentirla. Li la gente ama il suo paese, ben conscia delle difficoltà ed ingiustizie che evidentemente ancora esistono. Ma sono positivi, forse perché anno imparato a soffrire senza dover riversare il proprio odio nei confronti di chi in realtà non ha nulla a che vedere con le tante lotte che oggigiorno sconvolgono il nostro pianeta. I Siriani, a differenza nostra, hanno capito che i colpevoli non sono i popoli. Ma chi li governa.

 

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Luca Montignani

   

 

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