“A
certe cose non ci si potrà mai abituare, semplicemente ci si
rassegna”
…quante volte mi sono sentito ripetere queste parole. Ogni
volta cerco, forse più per me stesso che per gli altri, di
convincere, famiglia in primis, che certe situazioni, e gli
eventi relazionati ad esse, bisogna accettarli. Chi ama poi
lo fa. Ma ho imparato che non si accetterà per abitudine, ma
per rassegnazione, se questo deve essere.
E
così, questa frase, sempre accompagna le mie telefonate
pre-partenza. Ma almeno, dopo anni anche i più preoccupati e
facilmente suggestionabili un po’ di fiducia me la
concedono, ma l’avvicinarsi del giorno del decollo agita le
acque attorno a me, specialmente quando l’atterraggio è
previsto in uno di quei paesi che oggi è ai primi posti
nella lista del famigerato Asse del Male…
Asse
del Male. Certo le parole hanno un effetto importante. Quasi
spaventoso.
La
poderosa macchina propagandistica statunitense ha lavorato a
ritmi serrati in campo internazionale
negli
ultimi anni. Non che prima la situazione fosse molto
diversa, ma l’undici settembre ha, secondo la visione più
puramente conservatrice, dato ogni diritto legale e sociale
agli U.S.A. di poter giudicare, spiare ed eventualmente
aggredire chiunque fosse potenzialmente legato ad una delle
culture millenarie più importanti sulla faccia della Terra.
Senza considerare che la secolare società islamica ben poco
ha a che vedere con gesti sconsiderati di singoli individui.
Cosa che poi succede con anche più frequenza nella “nostra”
parte di pianeta.
Non
scopro io la direzione che il mondo occidentale ha deciso di
seguire dopo gli attacchi alle torri gemelle. Ma rimango
sempre sorpreso della facilità con cui una buona strategia
riesca a confondere e, visti i risultati, soffocare quelle
che dovrebbero essere le principali caratteristiche
dell’uomo, non solo moderno: la curiosità e la necessità di
sapere la verità.
Non
servono grandi personaggi ne grandi menti. Non servono
supereroi ne persone dotate di speciali capacità e virtù.
Credo basti un po’ di amor proprio condito da curiosità, il
tutto in un cervello non forzatamente dotato, ma ancora
abbastanza libero per pensare autonomamente e non a seconda
di dove decide di fermarsi il telecomando…
Tranquillizzato chi di dovere, sorvolo in poche ore millenni
di storia e culture per approdare in quella che viene
considerata la città continuamente abitata (ca. 5000 anni…)
più vecchia del mondo. Anche se, come nelle chiese cristiane
dove un po’ tutte hanno il leggendario calice in cui bevve
Cristo durante l’ultima cena, in medio oriente altre decine
di città hanno la stessa pretesa della capitale siriana…
Noto
ancora una volta che il velo di ignoranza che poggia soave
sopra la realtà poche volte rende possibile una vera
giustizia. Vendono il poter entrare in Siria spesso come
un’impresa complicata per il fatto che bisogna ottenere un
visto prima di arrivare. Nulla di più facile. Esperienza
molto più facile e piacevole di dover entrare in altri paesi
“amici”, con un passaporto “amico” e, giusto perché siamo
amici, registrando impronte digitali accompagnate da foto.
Mi chiedo quindi: qual è il vero paese aperto al mondo?!?

(Aleppo – Vista della città dalla cittadella)
Appena respiro a pieni polmoni, uscito dall’aeroporto, mi è
facile ricordare perché tanto adoro questa parte di mondo.
La sua aria, non sicuramente per la qualità in se, è un
garbuglio di odori che vanno dal cibo, di ogni tipo e
onnipresente ad ogni angolo di strada, alla benzina meno
raffinata che si possa incontrare. Il tutto scaldato da un
sole cocente e dal calore della gente, che ovunque appare e
si perde..
Questo mix, talmente forte e marcato non lascia mai
indifferenti: o si odia o si ama.
Dal
momento poi che si mette piede in medio oriente, dall’Oman
alla Siria, dall’Egitto all’Iran, incomincia una
contrattazione continua su qualsiasi cosa abbia come fine la
cessione di denaro a cambio di una prestazione o oggetto
materiale. Sembra che da queste parti nulla abbia mai il
prezzo che appare e per i primi dieci minuti è un dovere
sociale il fare una controproposta a ciò che si ha
ascoltato. Bisogna ammettere che al principio è un po’
snervante anche se poi, una volta entrati nel gioco il tutto
quasi diventa automatico e ci ritroviamo anche noi ad essere
giocatori…ma pensandoci bene si realizza poi che ci sono
atteggiamenti e costumi molto più snervanti. In medio
oriente come nel nostro perfetto occidente. Così che si
comincia a dare a questa pratica il suo giusto peso.
Eccola. Damasco. Solo il nome è capace di risvegliare la
voglia di ascoltare storie e leggende del passato. Città
capace di essere sempre al centro della scena, non importa
durante quale secolo, Damasco ha sempre avuto la capacità di
far parlare di se e di essere teatro di innumerevoli
accadimenti.
Dalle
prime civiltà ai greci e romani. Capitale dell’impero
islamico e punto di mira dei crociati, passando poi per gli
ottomani ed i francesi..
..la
capitale siriana è una di quelle ineguagliabili città
comparabili ad un libro, capace di contenere le storie più
antiche ed affascinanti, un libro da sfogliare girovagando
per le sue brulicanti strade.
Sottrarre lo sguardo da tali meraviglie è compito arduo.
Aver voglia di non far altro che contemplare la meravigliosa
moschea, capace di trasudare storia e splendore in ogni suo
angolo è quasi impossibile … ma altre meraviglie accarezzano
l’anima del visitatore in Siria: ciò che di fatto compone il
paese. Il sangue di questa terra. La gente.
Il
mio intento è come sempre quello di apprendere il più
possibile. Guardando. Parlando. Ed ascoltando.
E
come sempre grande fonte di notizie ed informazioni è la
figura onnipresente del taxista. Non esiste città al mondo
dove non si trovino piccioni, gatti e … e taxisti! Una
specie di parrucchiera delle strade per quanto riguarda gli
argomenti e le varianti di conversazioni possibili. Un vero
e proprio telegiornale on the road … E così anche in Siria i
primi contatti prendono forma in questa maniera …

(Damasco – Cortile della grande Moschea degli Ommaidi)
Complicato è quando si entra in una sorta di confidenza
internazionale. Il sapere il proprio interlocutore venire da
lontano fa si che sia più facile sfogare, per chi vive
realtà più dure, ciò che a volte rimane nascosto per lungo
tempo. Interessante, ma complicato perché mantenere una
conversazione di questo tipo su precisi binari costa fatica.
Il
“mio” tassista è un uomo colto e piacevole. Si nota subito
in lui un’educazione particolare. Parlando non ci metto
molto a scoprire che quello del taxista è solo un lavoro
extra per arrotondare a fine mese. L’impiego principale di
Hassan è l’anestesista. Già, una delle persone chiave
durante qualsiasi intervento chirurgico. Anestesista di
giorno per $400 al mese (400 e non 200 perché lui è un
dottore conosciuto ed affermato..) e, non essendo abbastanza
per poter sfamare una famiglia di 6 persone, taxista colto
per la notte…ma qui, fuori dal nostro falso piccolo mondo
perfetto, le ingiustizie sociali di questo genere sorpassano
di gran lunga la fantasia…

(Damasco – Scorcio strada città antica)
Il
viaggio in questo affascinante paese mi porterà a scoprire
alcune meraviglie storiche ed architettoniche senza eguali.
Il più bel castello del periodo delle crociate in tutto il
medio oriente (non solo secondo il mio giudizio ma anche
secondo quello più autorevole di Lawrance d’Arabia …): Crac
des Chevaliers. Assolutamente unico sotto ogni punto di
vista: conservazione, storia, architettura ed importanza
strategica.
Gli
immensi mulini di Hama e la loro straordinaria tecnologia
per il periodo in cui furono costruiti, e la seconda città
del paese, ma vero cuore economico della Siria: Aleppo.
Città
caotica, cosmopolita, trafficata ma affascinante groviglio
di etnie. Siriani, arabi di tutta la penisola, turchi, curdi
ed uomini e donne originari delle vecchie repubbliche
dell’ormai scomparsa U.R.S.S.
…una
città dove l’economia la fa da padrona e dove il caos
confonde una differenza sociale più profonda che in altre
parti del paese…

(Hama
– Mulino in legno)
Anche
se spesso le esperienze vissute quando si viaggia in paesi
di questo genere sorpassano di gran lunga, come detto prima,
le aspettative, non si può nascondere che sempre si parte
con un qualche sogno: visitare, toccare e respirare un luogo
particolare. Essere pervasi dalla sua atmosfera. Ed in Siria
non poteva che essere Palmira.
Palmira. Dio mio quante volte, dai libri di scuola alle
enciclopedie, ho accarezzato le foto di quelle rovine così
silenziose avvolte dal fascino del loro color rosso, ancora
più intenso al levar e calar del sole. Ogni volta che le
vedevo in un qualsiasi libro potevo chiudere gli occhi e
sentire ancora i passi ed il ritmo dei cammelli attraversare
il cardo della città …
… i
43 gradi che ci accolgono alle 11 del mattino non
spaventano. Affaticano, certo, ma l’emozione prevale sempre
… e non poteva essere in altro luogo dove anche gli incontri
umani sarebbero stati indimenticabili.
Palmira, città nuova e rovine, sono isolate nel bel mezzo
del deserto. Oasi in direzione dell’Eufrate, qui la vita
scorre secondo i suoi blandi ritmi e la gente, anche se ad
un ritmo soporifero, da secoli è abituata alla presenza di
stranieri e pronta a confrontarsi con essi. Ed, una volta
trovata una stanza con rigorosa vista sulle rovine della
città antica (passerò ore ed ore a contemplarle dalla mia
piccola finestra …) cerco di scoprire subito l’aria che si
respira in questo luogo incantato un po’ fuori dal mondo …

(Palmira
– Tempio di Baalbek – Particolare)
L’alberghetto è ovviamente gestito da un’unica immensa
famiglia di origine beduina. Entrati in confidenza grazie
all’internazionale lingua del calcio, del mio essere
italiano e della casualità dei campionati europei, veniamo
invitati a casa di uno dei tanti cugini della famiglia per
poter assistere all’incontro di calcio Italia-Spagna. Ed è
li che l’esperienza vissuta sorpassa di gran lunga le
aspettative: veniamo trattati come e veri propri dignitari o
ambasciatori di epoche lontane in visita alla città. Ci
viene offerto ogni tipo di cibo, dalla frutta ai dolci
tipici, fumiamo insieme l’onnipresente shisha, beviamo
litri di the fumante e veniamo letteralmente sommersi da
regali, in particolare quadri fatti a mano dagli alunni a
cui insegna la dolce moglie e vera padrona di
casa…Resistere nell’affrontare discorsi politici e sociali
quando si ha l’opportunità di trovarsi in un paese come la
Siria ed in compagnia di persone tanto straordinarie , che
oltre a far parte del famigerato asse del male confina con
paesi oggigiorno sulla bocca di tutti come Iraq, Libano ed
Israele, è praticamente impossibile.
Bastano 2 minuti per entrare in confidenza, ed un bambino di
non più di 6 anni vestito da soldato per indirizzare il
discorso sulla situazione del paese. Sia dal punto di vista
politico che sociale. Specialmente nei rapporti con Israele
e con i paesi arabi limitrofi. Ciò che subito si fa chiaro è
l’appoggio totale ed incondizionato alla politica del
presidente Bashar al-Assad per quel che riguarda la
situazione Israeliana: la Siria, dai tempi della guerra dei
6 giorni del lontano 1967 è in perenne scontro diplomatico e
militare con il paese vicino. Ritenendosi un possibile
bersaglio in ogni momento, e visto i precedenti non si può
dargli torto, le spese destinate all’esercito ed alla
difesa militare del paese sono enormi. Proporzionalmente
alle entrate dello stato qualcosa di quasi insostenibile,
togliendo importanti risorse allo sviluppo del paese e
soprattutto alle migliorie delle condizioni sociali e di
vita del popolo Siriano. I Siriani si accorgono, vivendolo
sulla propria pelle, della difficoltà della situazione, ma
ancora con il fresco ricordo dell’invasione delle valli del
Golan o con le difficoltà vissute in conseguenza dei più di
tre milioni di palestinesi arrivati come rifugiati (oggi la
maggior parte di essi sono pienamente integrati nel tessuto
sociale del paese, ma, grazie alla seconda guerra del golfo,
ora è il momento dei profughi iracheni…) la paura e la
rabbia fanno si che appoggino le politiche, comunque
discutibili sotto molti punti di vista, del loro presidente.
Loro vedono il proprio mandatario politico come uno dei
pochi capi di stato della regione ad non aver mai venduto ne
le proprie idee e convinzioni, ne il proprio paese alle
pressioni occidentali e in particolare statunitensi. Questo
ha in parte fatto si che la Siria finisse sulla lista nera
del mondo.
Non
tutto ciò di cui tranquillamente parliamo mi incontra
comunque d’accordo. Forse un po’ troppo severi, sicuramente
esageratamente in favore di Saddam Hussein (non hanno idea
di ciò che accadde nella parte settentrionale del paese nei
primi anni ’80…) ma comunque profondamente umani.

(Mosche di Aleppo – Zona riposo per poveri e vagabondi)
I
Siriani sanno ben distinguere tra classe politica americana
ed occidentale ed i rispettivi popoli e gente comune. A
differenza nostra non generalizzano mai. Non condividono
nulla con il governo americano, ma non con gli americani.
Non vogliono più sentir parlare di politici inglesi