Vagabond Reporters International
Iran, Mondi Diversi
Reportage e foto di Luca Montignani

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Fiumi di parole ed immagini riempono ormai da anni i canali dell’informazione con cui la maggior parte del mondo occidentale crede di scoprire, e così conoscere, ciò che viene considerato il “resto del mondo”. E’ facile immaginarsi questi milioni di kilometri di cavi che si nascondono sotto i nostri piedi, penzolano sopra le nostre teste e si arrampicano su qualsiasi edificio per entrare indisturbati nelle nostre case, tramutandosi poi, grazie a quel mix di tecnologia ed alchimia che si nasconde dentro la più famosa delle scatole magiche, in un bombardamento di suoni e colori. In cui è spesso impossibile distinguere tra verità, leggende costruite ad arte e sporca finzione. Non serve un carattere particolarmente attento o critico per capire che non sempre, o quasi mai, la verità è quella che ci viene mostrata. Spesso tutto è così palesemente costruito che si finisce con il rischiare di crederci. Ma dopo un’attenta lettura ci si chiede poi come può essere tutto così spudoratamente ridicolo. A quel punto la rabbia e l’indignazione cresce. Ma come sfogarla? Meglio strappare le pagine di un giornale o bruciarle indignati? Colpire con violenza la televisione o tagliare il cavo di alimentazione? Tutte le possibilità potrebbero andar bene. Ma aiuterebbero veramente a capire?!? Chiaro è che la verità più limpida e sincera è quella che si scopre attraverso i propri occhi. Non resta così altro che lasciare a casa i propri pregiudizi, per far posto nella nostra testa a la verità, quella che si può vedere in prima persona, che si può toccare con le proprie mani. O per lo meno cercare. Non è novità ne notizia parlare oggigiorno di una delle zone più martoriate politicamente, economicamente ed umanamente del pianeta. Il medio oriente è ormai da anni sulla bocca di tutti. Giornalisti, televisioni, mass-media di ogni tipo e politici di ogni paese, ognuno interessato a parlarne nella maniera più conveniente possibile. A differenza di altre zone del mondo i cui problemi solo fanno notizia quando si trasformano in catastrofi (la Birmania ne è l’esempio più tristemente conosciuto…) il medio oriente è sempre li. Ogni giorno. Ma perché tanto interesse? Perché un genocidio che per quattro anni, dal 1975 al 1979, in cui quasi un terzo della popolazione di un intero paese è stata massacrata, non ha suscitato un interesse tale da porre fine a simili torture? Perché il programma nucleare di Tehran interessa più che i postumi della sciagura cambogiana? Perché una dittatura militare che da decenni rende la propria gente schiava di una vita miserabile ancora è li più che mai legata al potere in un paese ricordato solo se almeno 20.000 persone muoiono tutte in una volta? Interessi economici. Soldi. Denaro che sgorga sotto forma di denso liquido nero. Ed una posizione di grande importanza strategica dal punto di vista politico-militare. Tutto li. Niente di più semplice e meschino. Così che di questa zona del mondo tanto se ne parla e discute che sembra quasi di essere li almeno per mezz’ora al giorno. Tutti li, insieme, pronti a giudicare ciò che crediamo di capire senza accorgerci che i nostri occhi sono ormai bendati. Ben ciechi davanti all’ipocrisia. E’ così che ci si rende conto che l’unica possibilità di farsi un’idea sensata della verità è quella di toccare la realtà con le proprie mani. La decisione di partire per un viaggio in solitario in l’Iran arriva quasi in maniera naturale. Probabilmente uno dei paesi più discussi del momento, ma allo stesso tempo meno conosciuti, mi spinge a cercare di capire come realmente stiano le cose. A parlare con la gente del luogo. A cercare le risposte alle domande che occupano le prime pagine dei giornali. Senza l’intenzione di svelare chissà quali grandi segreti politici, ma solo per sentire e valutare cosa la gente realmente pensa e percepisce del loro paese e del mondo che li osserva. Lotto così per più di 2 mesi per
ottenere un visto che mi conceda la libera entrata nella repubblica
islamica, senza dover far parte di qualche gruppo il cui itinerario mostra
solo ciò che vuol essere raccontato. Contro tutti i pregiudizi che
circondano questo paese e' con grande entusiasmo che finalmente metto piede
nel "pericoloso"Iran… L’arrivo a Tehran è nel pieno
della notte...la coda per il controllo passaporti e' snervante e occupa più
di un'ora del mio prezioso tempo iraniano. La piccola ma lenta coda di
stranieri è composta al 99% da gente venuta qui per motivi di lavoro. Io
sono quel restante 1% che qui viene non per interessi economici, ma alla
ricerca di una piccola umanità, di un motivo in più per non credere a ciò
che vogliono darmi per scontato…Passato per il cambio valuta e con le tasche
piene delle solite banconote che non valgono nulla (…tutto grazie
all’embargo che da 10 anni grava su questo paese da parte degli “amici”
americani, le carte di credito sono inutilizzabili e l’economia è in
ginocchio…) mi tuffo nell'animata vita mediorientale, battezzata già dalla
prima contrattazione sul prezzo del taxi. Ciò che a prima vista si nota è la complicata situazione sociale, sopratutto con rispetto alle donne ed alla libertà di parlare e criticare la situazione politica ed economica del paese. Qualcosa sta cambiando. Gli stessi iraniani se ne rendono conto ed è facile avvertire per le strade una situazione totalmente differente da quello che cercano farci credere a casa nostra. Essi stessi riconoscono che la realtà in cui si trovano non è ciò che vogliono per il loro futuro. E di conseguenza il loro più grande desiderio è cambiarla. Ma alla loro maniera. Secondo la loro cultura e la loro visione del mondo e delle cose. I persiani non sono occidentali, non vogliono cambiare ciò che hanno nello stesso modo in cui noi lo faremmo. Gli iraniani chiedono solo rispetto per il loro modo di essere e di concepire la società. E per la loro millenaria cultura. Senza difendere l'indifendibile,
bisogna dire che le donne sono inaspettatamente più rispettate di quel che
solitamente ci si aspetta di vedere arrivando qui, anche se bisogna cercare
di interpretare il rispetto secondo una visione profondamente ortodossa
della religione musulmana e modellata da quasi 30 anni di chiusura sociale
come conseguenza della rivoluzione del 1979. Inaspettati vagoni per sole
donne nel metrò e posti a sedere ovunque riservati creano una certa
confusione nello straniero e nel cercare di capire come l’intera società
vive qui il sesso femminile… Ma l’Iran, per le donne, resta comunque un paese pieno di pregiudizi e di difficile interpretazione. Il mio vagabondare per questo
immenso paese, non così lontano dall’Europa, ma distante migliaia di anni
luce dalla nostra percezione di mondo, mi porta a conoscere persone e luoghi
straordinari tra cui la città di Esfahan, definita a ragione "perla del
mondo islamico". Lascio Esfahan con l'idea che senza di me questa meravigliosa città avrà il più basso numero di turisti mai registrato: nessuno. Che io sia uno dei pochissimi a visitare in questo momento l'Iran lo... conferma anche il fatto che in nessuno bus o treno incontrerò mai altri stranieri... Visito Yadz. L'atmosfera è
piacevolissima. Lascio Persepolis con una lacrima, ma con la consapevolezza di aver avuto la fortuna di poter visitare uno di quei luoghi che, a insaputa di molti, sono stai il fulcro di parte di ciò che oggi è il mondo. E il coraggio di visitarla accantonando tutti gli stupidi pregiudizi che esistono su questo paese... L'Iran
è un paese inaspettatamente affascinante. Più di duemila anni di storia,
arte e cultura sono rinchiusi in un imprevedibile scenario geografico, e
dove la situazione sociale e politica di oggi affascina e genera rabbia, ma
fa si che si spenda almeno un pò di tempo per cercare di capirne i
meccanismi... Molto ancora c’è da lavorare in
questo paese. Le libertà politiche e sociali, con particolare accento sulla
situazione delle donne, richiedono, come gli stessi iraniani riconoscono, la
nostra attenzione ed aiuto. Ma sempre rispettando la loro cultura ed
indipendenza. Luca Montignani
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(particolare muro esterno ex-ambasciata americana, Tehran)
(donne al mercato di Tehran)
(Conseguenze dell’embargo economico per le strade di Esfahan)
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